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MAGNIFICAT

Alla prima lettura, il "Magnificat" ricorda una conversazione notturna tra amanti, isolata al telefono: "Ho saputo tutto di te / come ogni donna terrena / sa tutto dell'uomo che ama". La distanza fisica tra i due e il filtro della cornetta rendono l'intimita' piu' vibrante di sensualita': "Nessuna carezza / e' mai stata cosi' silenziosa / e presente / come la mano di Dio". "Magnificat" e' uno dei piu' recenti componimenti della Merini. In esso, senza biografismi, ne' agiografia, l'autrice restituisce la complessita' di Maria: una creatura di luce e carne, fragile, smarrita, ribelle... e perdutamente innamorata di Dio. Su questa labilita' del confine tra umano e divino, la scrittura imprevedibile della poetessa gioca a scardinare l'immagine consolidata nella tradizione europea e a rintracciarne una non univoca ma vibrante di contrasti: fanciulla, adolescente, donna, madre, e di colpo invecchiata dalla morte del figlio. La dolente maternita' di Maria e' un filo essenziale del suo amore, come pure della sua ambiguita' scandalosa, della sua sospensione tra terra e cielo e di una parola che spinge se stessa ed il pensiero fino ai confini dell'eresia: "Cristo non e' mai nato, / Cristo non e' mai morto". Parallelamente alla ricerca sull'icona e sulle immagini, Anagoor torna a dedicarsi al verso, rendendo omaggio alla figura e all'opera di Alda Merini, una delle esponenti piu' incisive della poesia italiana e del Novecento in assoluto. Paola Dallan presta voce a questo lungo poemetto e alla sua protagonista; il disegno del suono di Mauro Martinuz e l'impatto dell'interpretazione, colmano il vuoto scenico svelando il deserto della solitudine: l'ascolto assorbe ogni attenzione e conduce chi 'guarda'.

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