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La douleur

  • Uscita:
  • Durata: 126min.
  • Regia: Emmanuel Finkiel
  • Cast: Mélanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay, Shulamit Adar, Grégoire Leprince-Ringuet, Emmanuel Bordieu
  • Prodotto nel: 2017 da LES FILMS DU POISSON, CINÉFRANCE 1888, KNM. COPRODUTTORI: VERSUS PRODUCTION, NEED PRODUCTIONS FRANCE 3 CINÉMA, SAME PLAYER
  • Distribuito da: VALMYN, WANTED (2019)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Marguerite Duras (Ed. Feltrinelli)

TRAMA

Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite, una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme. Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier, uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Lui vuole veramente aiutarla?

Dalla critica

  • Cinematografo

    Come mostrare il dolore dell’attesa, lo strazio di una guerra? Ne La donna dello scrittore , Christian Petzold portava il conflitto mondiale ai giorni nostri, lo attualizzava. Come se l’unico modo per capire fosse traslare la Storia, rievocarla nel presente. Invece il regista Emmanuel Finkiel lavora sulle parole. Con La douleur gira un film in costume, resta nel 1945. Si ispira all’omonimo romanzo autobiografico di Marguerite Duras, lo trasforma in un racconto per immagini. La voce fuoricampo ne legge alcuni passaggi, lo sguardo dello spettatore si fonde con quello della protagonista, mentre vaga per le strade disperata. Per Finkiel è impossibile calarsi in quegli anni senza la testimonianza di chi li ha vissuti: le pagine della Duras sono onnipresenti. “D’ora in poi scriverò tutto, voglio costruire un diario”, spiega Marguerite. Vita e inchiostro, memoria e tragedia. Lei aspetta il ritorno del marito dai campi di concentramento. Invece Marie, la bella de La donna dello scrittore , il suo amato lo cercava ovunque, in ogni volto, per tutta Marsiglia. È una perdita degli affetti che spinge verso la follia. Le due in qualche modo sono figure speculari, imprigionate dalla violenza, dalla solitudine. La douleur analizza l’angoscia, mette in scena una discesa verso l’oscurità. Con una musica straniante, e le ombre che avvolgono il viso della giovane sposa. E poi le scale, quelle hitchcockiane, da cui Marguerite si affaccia, nella speranza di rivedere una forma amichevole. Il cinema che si fa portavoce delle pene, delle ambiguità (la relazione con il migliore amico), i paradossi (l’attrazione per il soldato tedesco). Così prende forma una sorta di coscienza comune, un’anima del mondo, un amore ai tempi dell’occupazione. Dove le figure in secondo piano si fanno sfocate, come se Marguerite non potesse sopportare altro dolore. Intanto il 1945 volge al termine, si chiude un’epoca. Ma il suo sguardo resterà sempre lo stesso: appassionato ma distante, sofferente ma sognatore. Struggente.

  • Avvenire

    È possibile fotografare il senso dell' attesa con tutto il suo carico di angoscia, frustrazione, paura, smarrimento? Può il cinemaraccontare quello stato di sospensione in cui vive chi aspetta il ritorno di una persona amata, una persona che potrebbe non rivedere mai più? Ci è riuscito benissimo il film diretto dal francese Emmanuel Finkiel, Le douleur, tratto dall' omonimo romanzo autobiografico in forma di diario di Marguerite Duras . (...)Gran parte del merito della riuscita del film va naturalmente all' attrice protagonista, Mélanie Thierry, capace di comunicarci una vastissima gamma di emozioni e contraddizioni anche solo con uno sguardo e un silenzio, un piccolo gesto, una frattura nella voce. Al centro di questa storia c' è lei, alle prese con un grande tormento, e non si smetterebbe mai di guardarla mentre attraversa quel buio dal quale non si torna indietro.

  • La Stampa

    (...)Emmanuel Finkiel traduce il libro sullo schermo in un raffinato tessuto di immagini e suoni, dando corpo alle emozioni senza tradire la qualità letteraria del testo. In una sorta di sospensione spazio-temporale, Marguerite si lacera e si estrania, prova «paura di morire» e «vergogna di vivere», non sa più chi è l' uomo che aspetta e se lo ama. Nella fantastica interpretazione di Melanie Thierry, la Duras assume dimensione di vero e palpitante personaggio; e nei panni dell' ambiguo nazista Rabier, Benoit Magimel è al solito perfetto.

  • Il Messaggero

    «Mi vergogno di vivere ma penso che se non muoio potrò rivederti». Pensieri e parole di Marguerite Duras che invadono il filmispirato al suo romanzo autobiografico, un diario perso e ritrovato, una storia nella Storia del '44, in una Parigi occupata dai nazisti dove la scrittrice aspetta il ritorno del marito arrestato dei tedeschi. (...)Tic tac, batte il tempo nel film privato e ospitale, magnificamente interiore, intensamente recitato con occhi e mente dalla Thierry-Duras.

  • Famiglia Cristiana

    (...)Un film magnifico, che è stato candidato dalla Francia agli Oscar. (...)Marguerite (una bravissima Mélanie Thierry).

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